Il diversity management per le diversità LGBT+ e le azioni per rendere gli ambienti di lavoro più inclusivi

L’ISTAT e l’UNAR hanno presentato, in data 11 novembre 2020, i più salienti risultati dell’iniziativa ‘Il diversity management per le diversità LGBT+ e le azioni per rendere gli ambienti di lavoro più inclusivi’. Si tratta di un approfondimento sulle misure di diversity management per le diversità LGBT+ realizzate dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 dipendenti. Con ‘diversity management’ (DM) si indica l’insieme degli strumenti e delle misure adottate per valorizzare la diversità dei lavoratori e l’inclusione di tutte e tutti negli ambienti di lavoro.

Nell’approfondimento troviamo alcune interviste dei principali stakeholder: sindacati, associazioni di categoria, reti di lavoratori LGBT+, pubbliche amministrazioni, osservatori e organismi di parità.

Fra i dati di maggiore rilevanza, risulta che, nell’anno 2019, oltre un quinto delle imprese (più di 5700, pari al 20,7% del totale) abbia adottato almeno una misura non obbligatoria per legge per valorizzare la diversità all’interno della propria organizzazione. Nello specifico, il 5,1% delle imprese con almeno 50 dipendenti (oltre 1000 imprese) ha adottato una misura ulteriore rispetto agli obblighi di legge per favorire l’inclusione di lavoratori LGBT+, fra cui eventi formativi, permessi e benefit per dipendenti che hanno contratto unioni civili o per lavoratrici e lavoratori transgender. La quota di imprese che hanno adottato misure facoltative cresce all’aumentare della loro dimensione, fino ad arrivare al 14,6% delle imprese con più di 500 dipendenti.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa, si rimanda al testo integrale dell’approfondimento.